Nel Club del libro che propongo sul mio canale Telegram stiamo leggendo “Viaggi iniziatici” di Emanuele Trevi.
È un testo breve, ma denso e abbastanza complesso nelle motivazioni filosofiche e psicologiche che hanno portato alcuni esploratori del Novecento ad accostarsi alla letteratura di viaggio.
Più lo leggo e più mi saltano all’occhio le analogie con il viaggio ad Avalon.
Il libro di Trevi parla di viaggi iniziatici ed Avalon è forse la terra iniziatica per antonomasia, nascosta ai più dietro le sue nebbie e territorio dolce e accogliente per chi sa guardare oltre il velo.
I momenti fondamentali del viaggio iniziatico sono due:
– l’allontanamento da casa e dalle proprie abitudini rassicuranti
– la morte simbolica, fulcro e fondamento dell’iniziazione, quel cambiamento radicale di coscienza di se stessi e del mondo che ci rende totalmente differenti da chi eravamo all’inizio del viaggio.
Il viaggio che ci porta all’isola sacra è così, ci mette in cammino, ci fa attraversare foreste e deserti e ci conduce a trovare il Graal, simbolo della nostra essenza e del nostro essere autentico.
La ricerca del Graal è un viaggio esteriore ed interiore.
È una vicenda che con le sue numerose versioni letterarie esprime un mistero umano essenziale e contiene in sé la promessa di contemplare e guarire, accostandosi molto a quel viaggio psicologico che C.G. Jung chiamava processo di individuazione.
Si tratta di una storia universale e archetipica, oggi come allora.
Le varianti della leggenda sul Graal presentano riferimenti nella mitologia greca e celtica, nell’immaginario islamico, nelle idee tibetane ed egiziane… ma la certezza è che colui che racconta conferisce forma alla storia e di uno stesso evento più persone riportano la “vera” versione, che è ogni volta diversa.
Com’è possibile questa diversità in un viaggio che è archetipico?
Perché ognuno di noi è unico.
Un’iniziazione richiede isolamento e il superamento delle proprie personali paure, il sottoporsi a prove che risuonano in noi in base all’esperienza di vita che abbiamo bisogno di elaborare.
È per questo che l’iniziato muore e rinasce, perché ha vissuto un’esperienza mistica trasformativa.
Nulla sarà più come prima e questo crea una netta separazione da chi quell’esperienza non l’ha vissuta.
Nella tradizione si narra che per riconoscere il Graal è necessario rispondere alla domanda “che cosa ti affligge?”.
Siamo soli di fronte alla risposta e alla volontà di mettere in atto quei cambiamenti che ci rendono sinceri e ci conducono a guarigione.
La scelta è nostra, la facoltà è nostra, ma anche il rispetto è nostro.
Attuiamo i cambiamenti nel rispetto di noi stessi e dei nostri tempi, passo dopo passo, con fiducia.
E tu sei pronto a partire?
Se vuoi ricevere una meditazione “iniziatica” scrivimi a info@claudiaclerici.it e sarò felice di inviarti il link.
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